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Dopo una lunga pausa riprende la rubrica che ci porta a scoprire da vicino i personaggi della palla a spicchi: conosciamo meglio coach Massimo Riga.

Partiamo, ovviamente, dalla genesi: come nasce in Massimo Riga la passione della pallacanestro?

Nasce un po’, come tutti del resto, nella parrocchia vicino casa dove ho mosso i primi passi da giocatore, da lì una trafila da cestista fino all’età di 19 anni, per poi dedicarmi nell’ultimo anno di gioco, anche ad allenare un gruppo di bambini. Da qui tutti i vari corsi allenatori, fino al raggiungimento della tessera di Allenatore Nazionale a soli 23 anni, anno in cui per la prima volta mi sono seduto sulla panchina come Capo Allenatore in serie A1 femminile. Mi viene ora in mente un aneddoto simpatico legato a quando giocavo e al mio allenatore. Nelle sue relazioni di fine anno, giudicando l’andamento singolo di ogni ragazzo scriveva sui due playmaker della squadra: “Massimo è un ragazzo a cui il basket non piace, non gli è entrato nel cuore e ben presto smetterà, Michele invece dimostra di essere fatto per lo sport”. Dopo tanti anni che non lo sentivo, mi ha chiamato ricordandosi ancora di quei giudizi, scusandosi per averli sbagliati e annunciandomi che nel frattempo aveva saputo che il famoso Michele era diventato un Manager di una multinazionale americana. NON SI DEVE MAI AVERE FRETTA NEL GIUDICARE NESSUNO !!!!

Nella tua lunga carriera hai allenato il settore maschile solamente in pochissime annate, peraltro nella stessa società, Ostia: hai ultimamente ribadito che la pallacanestro e’ una, senza distinzione di sesso. Come mai, dunque, e' stata così breve la tua esperienza alla guida di una squadra maschile?

La cultura di uno sport non ha sesso, chi insegna ad andare in bicicletta, lo insegna sia agli uomini che alle donne e il meccanismo non cambia. I miei compagni di corsi sono tutt’ora degli allenatori del settore maschile e continuo a ripetere a tutti che gli allenatori conoscono ugualmente la materia, la devono solo applicare diversamente nei due settori. Le possibilità e i risultati che ho avuto nel settore femminile da quando avevo 23 anni e i continui riconoscimenti di stima nei miei confronti, hanno caratterizzato, con grande orgoglio, il mio percorso sempre in questo settore.

Alla Reyer Venezia sono legati probabilmente i tuoi successi più grandi, almeno finora: un ricordo della tua esperienza in laguna.

Città da favola, Società super organizzata, ambiente e tifosi culturalmente preparati, chi vive in Reyer vive una parte di storia del basket italiano e resta orogranata per sempre. Poi se aggiungiamo che nei miei due anni sono arrivati successi importanti: Coppa Italia e semifinale scudetto nel 2007/2008 con successiva qualificazione in Eurolega e nell’anno successivo 2008/2009 insieme una Supercoppa Italiana e una finale scudetto.

Veniamo ora all'esperienza, per meglio dire al progetto che stai portando avanti a Battipaglia: difficilmente nella pallacanestro, come negli altri sport, un allenatore sposa le idee della propria societa’ come e’ successo a te con la PB63.

Con il Presidente Rossini si è creato fin da subito un grande feeling e questo progetto giovani è senza dubbio merito suo: io come allenatore sto cercando di dare il mio contributo perché mi piace lavorare con queste fasce di età e devo dire che è molto gratificante. In questi 4 anni a Battipaglia le giovani ci hanno regalato una finale promozione in A1 nel 2012/2013 oltre ad una medaglia di bronzo con le under 19, nel 2013/2014 una INCREDIBILE promozione in serie A1, poi due anni di A1 con una medaglia d’argento e una d’oro con le under 20, oltre un’altra medaglia d’argento con le under 18 e questa è storia recente.

Hai anche vissuto l'esperienza internazionale della Coppa Ronchetti: ultimamente i club femminili italiani tendono a snobbare le competizioni europee. È solamente una questione economica o l'esperienza maturata in queste competizioni non aiuta effettivamente la crescita delle nostre giovani atlete?

E’ solo una questione economica e di organizzazione societaria: il confronto europeo continuo è proprio quello che manca alle nostre giovani. Io da tanti anni mi confronto agli europei con atlete di altre nazioni che già giocano in Eurolega o Fiba Europe ed è visibile ad occhio nudo l’esperienza che queste ragazze portano sul campo. In Italia solo poche realtà possono permettersi tale impegno economico che va sicuramente ad appesantire il budget nell’anno sportivo.

Ho avuto la fortuna di seguire da vicino la tua ultimissima esperienza, forse la più importante della tua carriera, alla guida della Nazionale under 20. Ho visto un Massimo Riga molto emozionato oltre che, ovviamente, molto concentrato sul proprio compito. Davvero quando si indossa il tricolore ci si sente rappresentanti di tutta l’Italia cestistica?

Cantare l’inno nazionale mi gonfia davvero il petto, indossare questa maglia in questi ultimi anni mi ha riempito di orgoglio e mi ha caricato di grande responsabilità. Quest’anno per la prima volta ho guidato questa Nazionale da Capo Allenatore: la responsabilità che ho sentito e l’emozione è stata la stessa degli anni precedenti, il risultato che queste dodici ragazze e tutto lo staff mi ha regalato resteranno per sempre nel mio cuore. Un percorso straordinario e fantastico che nessuno prima dell’europeo poteva immaginare. Quello che rimarrà non sarà solo la medaglia d’argento, ma soprattutto l’eco di straordinarie prestazioni ed emozioni che hanno saputo dare queste giocatrici. Quando un allenatore, anche della mia esperienza, chiude un campionato europeo abbracciando le proprie atlete e il proprio staff con le lacrime agli occhi, ti da la sensazione e l’orgoglio di aver svolto un grande lavoro con la maglia della propria Nazione.

Hai mai preso spunto da altri sport per l'organizzazione delle tue tattiche e dei tuoi allenamenti?

Devo essere sincero, no.

C'è una giocatrice che hai allenato sulla quale avresti scommesso e che, invece, non ha raggiunto i risultati sperati?

Forse sarò stato fortunato nell’aver incontrato nel mio percorso sempre ragazze che non hanno mai deluso le mie aspettative.

Una digressione sulla palla a spicchi maschile: un tuo giudizio sulla mancata qualificazione della squadra di coach Messina alle Olimpiadi di Rio.

La Federazione Italiana Pallacanestro ha organizzato al meglio questo preolimpico, voluto fortemente in Italia, affidato ad uno dei migliori allenatori del mondo: la squadra, i migliori giocatori italiani hanno risposto presente, Torino città ospitante, ha accompagnato fino alla finale con un palazzo dello sport sempre esaurito i nostri ragazzi. L’unico vero neo si chiama Croazia, una squadra che ha avuto carattere e determinazione per batterci in casa nostra, continuando purtroppo la tradizione che chi organizza un evento, non vince mai.

Chi, come te, vive di pallacanestro per un anno intero, come passa questi pochi giorni di relax lontano dal parquet?

Sabato 21 maggio ho giocato la finale under 18, dal 22 maggio al 5 giugno Nazionale Sperimentale, successivamente raduno della nazionale under 20 con l’europeo in Portogallo fino al 18 luglio, poi ospite ad un Camp fino al 5 agosto, il 22 agosto inizio preparazione con la PB63. Relax? What is it?    

Intervista di Prospero Scolpini

 

 

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